Il titolo della mostra delle opere di Gaetano Fiore cattura l'attenzione, tuttavia unisce presumibilmente degli opposti. L'albero evoca associazioni di crescita, espansione, spazio libero pervaso, mentre il quadrato rimanda al simbolismo del numero quattro e quindi contiene la limitazione, l'avvolgimento in un luogo ben definito.
In questo numero come motivo fondante, vengono compresi simbolicamente il mondo ed il tempo con i suoi quattro punti cardinali, le quattro stagioni ed i quattro elementi. Lo spazio così delimitato con i suoi confini, a cui anche il tempo appartiene, è tuttavia la sua essenza – la morte – e si contrappone all'eternità, alla libertà ed alla vita. Nella dimensione religiosa, il numero quattro ed il quadrato rappresentano, rispettivamente, l'immanenza, la finitezza, l'uomo ed il suo mondo. D'altra parte, l'evasione dal sistema imperniato sul quattro o dalla quadratura, esprime un superamento dei confini intrinsechi al mondo.
Fin dal principio, l'uomo è destinato al suo mondo, il che, secondo Agostino, trova la sua espressione nel nome Adam. Nell'interpretazione mistica del nome, Agostino vede Adam come la composizione delle lettere iniziali delle definizioni greche delle quattro zone del mondo: Anatola = Oriente, Dysis = Occidente, Arktòs = Settentrione e Mesembria = Meridione.
Con ciò si dichiara apertamente la contrapposizione dell'uomo ad un Dio eterno, infinito, indicibile per lui, già nel nome del primo uomo.
Ogni costrizione, ogni legame sollecita però a superare il confine fissato. Rimanendo nell'ambito biblico della storia della creazione, questo desiderio si esprime nel peccato originale, nell'impeto umano di volere essere uguale a Dio e di non dover essere limitato ad uno spazio vitale finito.
L'evasione, anelata dall'essere umano e realizzabile proprio mediante l'albero della conoscenza del bene e del male, rivela la dialettica biblica di tensione tra numero quattro ed albero, che è annullata, cosicché l'albero della conoscenza si trasforma in albero della morte e, con ciò, il quattro diventa simbolo numerico della limitatezza e della finitezza.
Non so, se l'artista sia conscio o meno degli aspetti contenuti nelle mie riflessioni. A dire il vero, non credo. Tuttavia, a parer mio, egli non compie la metamorfosi simbolica biblica dell'albero della conoscenza in albero della morte, bensì è evidente che rivolga lo sguardo dello spettatore direttamente alla contrapposizione tra la forma costringente del quadrato e quella libera dell'albero che cresce e si espande. Così, davanti agli occhi che contemplano l'opera, vengono presentati e lo stato intermedio proprio dell'essere umano e la sua esistenza tra tempo ed eternità, limitatezza e libertà, morte e crescita.
Gaetano Fiore fa diventare l'albero il segno premonitore del cosmico e la sua mano si protende ad afferrare, almeno come tramite tra cielo e terra.
La terra – simboleggiata dal quadrato – è penetrata dal cielo, grazie all'albero. L'albero supera il divario tra finitezza ed eternità, morte e vita, e rende visibile ed auspicabile sia un accostamento sia, al tempo stesso, una coesistenza. Le immagini ripetute del quadrato e dell'albero, scelte talvolta dall'artista, diventano l'espressione di un'intensa e forte speranza nella fine della contrapposizione e dell'esclusione di un divario tra immanenza e trascendenza.
Le opere di Gaetano Fiore non presentano un tema religioso percepibile in superficie. Ma su di un piano più recondito, dietro al simbolismo che vi alberga e che le rende leggibili, esse lasciano intravedere una delle speranze più vive e pulsanti fin dagli albori dell'umanità, forza motrice per Adamo come per Icaro e per ogni uomo in ogni tempo: quella di uscire fuori dalla limitatezza di tempo e spazio e di seguire le tracce viventi che sono nell'albero e grazie ad esso riconoscibili. E' proprio questa ricerca di tracce e di vita che si manifesta nelle opere di Gaetano Fiore, e dunque il suo desiderio ineguagliabile di aver parte in modo vincente alla vita cosmica dentro e fuori dal mondo ed il suo venir fuori dai confini.
Un desiderio rivolto alla verità dell'esistenza, che tanto è negata, quanto è vista come somma degli anni in questo mondo, su questa terra. La vera dimensione della vita supera i confini e s'insedia e si radica anche laddove la verità sovratemporale ha la sua patria. Nelle opere presentate, il sempre ricorrente colore blu non allude forse proprio a ciò, con il suo simbolismo? Come il rosso, che nella sua valenza simbolica rimanda all'intimità dell'amore per l'esistenza, all'intensa brama di vita?
Gaetano Fiore lascia tracce di vita con le sue creazioni, guida mediante esse la nostra visione e ricerca esistenziali e vuole afferrare la vita per sé e per noi. Attraverso le opere di Fiore, che ebbi già la fortuna di conoscere anni fa a Würzburg, si rinnova così per me tale esperienza. Mi permetto di invitare tutti i visitatori ad abbandonarsi al piacere della scoperta che Gaetano Fiore ha loro predisposto. Di certo essi gli saranno profondamente grati per l'opportunità. Nutro inoltre la speranza che l'autore non desista anche nella sua futura evoluzione artistica a mostrarsi precursore di ciò che a noi rimarrà precluso sperimentare in questo mondo.
— Domkapitular Dr. Jürgen Lenssen, Referente per l'Architettura e l'Arte della Diocesi di Würzburg
Testo tratto dal catalogo L'Albero e il Quadrato - Gaetano Fiore - Opere 1998 / 2008, stampato da Salea Arti Grafiche Milano, giugno 2008
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